CINEMA,
UN'ARTE SEMPRE IN TRASFORMAZIONE
Il
cinema ha da sempre avuto un fascino che ha saputo fare leva sul
pubblico e che continua a farlo andare avanti e progredire. Il cinema
non è semplicemente immagini in movimento, ma una fuga dalla realtà,
un'immersione in un luogo diverso ma uguale al nostro solito
quotidiano, dove a volte i problemi della vita di tutti i giorni
vengono esagerati per dare un effetto comico o drammatico, dove
possiamo sentirci a casa in luoghi simili ai nostri, o completamente
catapultati in ambienti nuovi che possono esistere soltanto nei sogni
o nella nostra immaginazione.
Il
documentario ha trattato un aspetto particolare legato a questa arte:
l'innovazione, la sorpresa soprattutto. Fare cio' che è inaspettato
con ogni nuova storia, lasciare il pubblico stupito, incuriosito,
catturare la sua attenzione con qualcosa che non ha mai visto. Ogni
volta, ogni film cerca di raccontare una storia in un modo del tutto
nuovo per coinvolgere gli spettatori, incuriosendoli e
interessandoli, utilizzando a suo favore le caratteristiche tipiche
di questa arte: le sue capacità di astrarre ed esagerare e di
coinvolgere.
Dai
suoi inizi, nuovi e straordinari modi sono stati trovati per
raggiungere lo scopo del coinvolgimento del pubblico in una storia:
nuove tecniche, nuove idee, ma soprattutto, nuovi modi di presentare
immagini, quello che sta al cuore di questa arte: storie raccontate
attraverso immagini in modo inedito e interessante.
Secondo
Aleksandr Sokurov, regista russo che ha contribuito fortemente a
rinnovare e portare avanti questa tecnica: “Quando si cerca di
comprendere i particolari e la complessità nascoste in una certa
immagine e ci si accosta ad essa con maggiore attenzione, il regista
ha raggiunto il suo scopo: portare lo spettatore all'interno della
storia, conducendolo a vedere attraverso gli occhi del regista
stesso''. Per Sokurov, il cinema è legato alle altre forme d'arte:
le sue immagini sono piene di gusto e influenze pittoriche,
presentandosi come oniriche e di forte impatto emotivo e drammatico.
Il cinema, secondo il regista, deve sapere raccontare cio' che la
storia non puo', come ad esempio, un amore totalizzante tra un figlio
e una madre. Sokurov non è l'unico ad avere mai avuto queste idee
riguardo all'arte cinematografica.
Inizialmente,
questo modo di raccontare trattava soprattutto di eventi della vita
comune, basti pensare ai primi film dei Lumiére dove venivano
mostrati operai uscire dalle fabbriche o treni entrare in stazione.
Oggi potrebbero essere viste come situazioni poco interessanti,
elementi che siamo abituati a vedere ogni giorno, ma all'epoca il
cinema era uno strumento del tutto nuovo, e questi semplici gesti
quotidiani venivano ingigantiti e dotati di una loro magia che li
faceva apparire come straordinari, e che continua ad esistere
tutt'oggi.
Andando
avanti nel tempo, i film si arricchirono di storie più complesse, e
nuove trovate inaspettate vennero aggiunte nella narrazione, sia che
dovessero divertire oppure fare rimanere il pubblico a bocca aperta.
Famoso è l'elemento non-sense presente nel film comico di Stanlio e
Ollio “Avventura a Vallechiara''. I film di questo tipo divertivano
per la loro semplicità, con inquadrature a rettangolo ree in modo
simmetrico, e insieme presenza di personaggi forti, con i
protagonisti che compiono cio' che lo spettatore vorrebbe fare
rimanendo comunque figure di persone comuni, di perdenti, e
ingigantiscono situazioni attuali, creando un alone di tragedia
intorno alla comicità; ma in questo film, dove i due trasportano un
pesante pianoforte su un ponte pericolante, si decide di aggiungere
un elemento in più, qualcosa di assolutamente inedito. I nostri eroi
vengono cosi' attaccati da un gorilla uscito fuori dal nulla, un
colpo di scena del tutto inaspettato che, rompendo l'atmosfera di
tensione, attira l'attenzione degli spettatori e, inserito in un
contesto assurdo e ridicolo, si rivela una forte fonte di comicità,
forte dell'elemento improvviso e assurdo. E, secondo il documentario,
il gorilla simboleggia appieno questa idea d'innovazione e
d'inaspettato, portata avanti per secoli e sempre con nuove forme e
nuovi mezzi:
Hollywood
continua a proporre elementi inaspettati e visivamente interessanti
nei suoi film, e altre opere nel resto del mondo vengono contagiate:
in Venere Bionda, uno scimmione salito sul palco di un night club si
rivela essere l'attrice Marlene Dietritch, illuminata dalle luci del
palco e con un'inquadratura che si avvicina sempre di più al suo
volto, mentre anni dopo Stanley Donen aggira e gioca con la censura
attraverso l'utilizzo dello split-screen, in Indiscreto, facendo
sembrare Cary Grant e Ingrid Bergman coricati nello stesso letto,
mentre si telefonano dalle loro rispettive camere, sottolineando la
vicinanza fra i due anche in luoghi diversi l'uno dall'altro.
Negli
anni 90' e i primi anni duemila qualcosa cambia. Si cerca di fare
quello che pochi hanno osato prima: catturare il pubblico non più
con l'assurdità, ma con una dose di realtà mai vista. Cosi'
iniziano ad arrivare documentari girati semplicemente o in modo
amatoriale, con solo una telecamera e un narratore, come in
Fharenheit 9/11, un film pensato per fare riflettere mostrando la
reale incompetenza del potere di fronte a una cosi' grande tragedia
attraverso l'utilizzo d'immagini di repertorio durante alcune
conferenze del presidente Bush, oppure Essere e Avere, dove una
semplice inquadratura fissa mostra una giornata qualunque in una
scuola, mostrando lo sconforto e facendo immedesimare il pubblico con
la figura dell'insegnante che sta per essere licenziato, creando una
forme empatia grazie a uno stile semplice e un personaggio comune, un
uomo di tutti i giorni.
Anche
altri film all'infuori del non-fiction adottano questo stile. Si va
dal film d'azione Bourne Supremacy fino a L'Assassino di Jesse James
per mano del codardo Robert Ford, che usa una fotografia seppiata e
immagini semplici ed efficaci senza forzature di stile o
tecnologiche. I film sono vicini alla vita reale, sono diretti,
riescono ad avvincere il pubblico puntando sulla verosimiglianza.
Ma
artisti diversi prendono in mano questo concetto, cercando in esso
cosa puo' essere nuovo ed originale per fare presa sugli spettatori.
Iniziano nuovi esperimenti:
La
Morte del signor Cazarescu o Mujer sin cabeza, cercano di puntare
sulla psicologia dei personaggi mostrando la loro umanità attraverso
intelligenti scelte di regia: nel primo film l'uso di luci verdi
fluorescenti o una macchina a mano, inquadrando un uomo morente e le
reazioni di due infermieri in un crescendo di triste partecipazione e
dolore, o mostrando l'angoscia e l'isolamento nella vita di Veronica,
una “donna senza testa'', dove la tristezza e la paura sono ormai
esagerate all'inverosimile. La regia adesso punta a scaturire
emozioni, attraverso luci, colori e suoni. Le scelte stilistiche
diventano ben precise, i pochi movimenti di macchina e le
inquadrature sono usati per sottolineare o suggerire
intelligentemente particolari delle vicende, o comunicare alcuni
ideali, come la dolly in Battaglia nel Cielo, che va a mostrare le
gravi disuguaglianze sociali nel Messico, trattando la storia di un
amore proibito fra due appartenenti a classi sociali agli antipodi,
ovvero una ricca donna e il suo autista..
SI
gioca con i dettagli e i campi, come nei film Zidane o Il piacere e
l'amore, dove nel primo le inquadrature sono talmente vicine da
isolare la figura del noto calciatore, sottolineandone la presenza
quasi mitica e i suoi pensieri attraverso potenti teleobiettivi,
creando forte immedesimazione e un effetto impressionistico, mentre
nel secondo, l'inquadratura sfocata o solo di pochi dettagli
ravvicinati danno un senso di forte angoscia, sottolineando
l'infelicità del matrimonio.
Alla
fine, i film assumono caratteristiche quasi di opere d'arte,
diventano più astratti nel loro realismo, la loro semplicità, come
nel film Memories of a Murder, è usata per creare tensione,
straniamento. Gli stili dei registi diventano ancora più
particolari, il reale è unito all'onirico e al sognante come in Old
Boy, mostrando la violenza esagerata di una prigione in modo
stilizzato, da fumetto, Mullholland Road di David Lycnh, un mago di
Oz in tinte noir, che mostra il distacco fra la realtà vissuta da
una giovane ragazza e il suo subconscio, popolato da sogni surreali e
inquietanti, sempre più degenerati dal senso di colpa. La realtà si
mescola al sogno, o all'incubo. I film angosciano, mostrano tematiche
crude attraverso metafore visuali, come in Requiem for a Dream,
angosciante viaggio nel mondo della droga girato con uno stile
allucinante, opprimente, quasi claustrofobico, per mostrare la
degenerazione legata all'uso eccessivo di certe sostanze, oppure
trasportano in mondi nuovi, fantastici, pieni di magia ed elementi
soprannaturali.
Un
film puo' anche cambiare di punto in bianco, slittare fra generi
diversi, cambiando tono, emozioni, inquadrature, come in Inception,
film dove i sogni si vanno a incastrare l'uno nell'altro in un
continuo turbine di colpi di scena, o Tropical Malady, che si
trasforma di colpo da una storia sull'amicizia, con luci naturali,
colori chiari e basato su semplici dialoghi, in un film sulla caccia
e la fuga, dove in un panorama notturno fosco e misterioso, quasi
fiabesco, un uomo entra in contatto con gli spiriti della terra, in
cerca del migliore amico tramutato in una tigre.
Vengono
create nuove tecnologie per raccontare meglio una storia e
trasportare il pubblico in nuovi mondi, come Avatar di James Cameron,
che crea un mondo nuovo mai visto prima, interamente digitale,
riuscendo ad incorporare a creature fantastiche vere espressioni
umane, riuscendo a fare immergere senza rendere troppo artefatti i
suoi personaggi, in modo da riuscire a coinvolgere il pubblico in
loro.
In
sostanza, ogni autore tenta di portare qualcosa di proprio, di nuovo
e personale all'interno di questa arte. Con il tempo, gli artisti
sono riusciti a dare sfogo alle loro libertà creative, a dirigere
secondo una loro propria visione, a giocare con i fondamenti del
cinema, mischiandoli, smembrandoli e riassemblandoli a proprio
piacimento, aggiungendo idee nuove, trattando tematiche mai trattate
prima attraverso la manipolazione di inquadrature, dettagli, colori,
suoni musiche, utilizzando le immagini in modo sveglio e metaforico,
facendo uso di nuovi mezzi per condurre il pubblico ancora più
dentro le loro creazioni, inquietandolo, meravigliandolo, stupendolo
ogni volta che mette piede in sala.
Sokoruv
è uno fra questi autori coraggiosi e inventivi, vogliosi di portare
qualcosa di nuovo al pubblico in sala, e allo stesso tempo esprimere
sé stessi e la propria visione. In Alle porte della Rivoluzione,
Sokurov racconta gli ultimi giorni dell'aristocrazia russa e
l'imminenza della morte e del massacro con un'unica, enorme,
elaborata rotazione della telecamera in una stanza colma di
cavalieri, spie, balli e presagi di morte e orrore. Insieme a lui
troviamo Roy Andersson, con il suo Canzoni del Secondo piano. Un film
che combina realtà e finzione, crudele ironia e surrealismo in modo
del tutto spiazzante, andando a raccontare il grave tema sociale
dell'infelicità e la pazzia della nostra società, immergendo il
tutto in un'atmosfera assurda da giorno del giudizio, dove i simboli
religiosi sono buttati in una discarica e dove milioni di uomini
escono in massa dal nulla, sullo sfondo dell'idea di una colpa
collettiva riportata in modo tragicomico, rifacendosi ai vecchi tempi
delle comiche di Stanlio e Olio, con la loro esagerata e sottile
satira sociale, i loro eroi-perdenti e i loro gorilla improvvisi, ma
surreale come i film di Georges Méliès, anch'esso regista
coraggioso, pronto a sperimentare con ogni mezzo e ogni immagine a
sua disposizione. Per Andersson ogni inquadratura deve presentare la
maestria e la potenza visiva di un quadro dipinto, colpendo ogni
volta e in modo diverso la curiosità dello spettatore. Nessun
fotogramma, per Andersson, deve essere indifferente. Tutto deve
contribuire a proiettare un'idea, un messaggio, in un modo simile a
un sogno, ma ricco di potenza visiva. Ed è cosi' che sempre più
nuovi registi presentano i propri film, chi più e chi meno, dai
maghi degli effetti speciali agli impressionisti con macchine da
presa, dal realismo più crudo allo sperimentalismo più sfrenato.
Per
alcuni potrebbe essere che il cinema sta perdendo le proprie basi,
che stia degenerando. In realtà, ogni folle esperimento ha un solo
fine comune, e la domanda che si fanno molti registi è come
raccontare la propria storia, e in che modo. Come dice il
documentario, viene sempre fatto un giro completo, e ogni regista
torna sempre con il pensiero ai primi pionieri, che dai Lumière a
Méliès si sono sempre posti la domanda: “Cosa succederà poi?''.
Alessandro
Giuntini 5D
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