sabato 6 ottobre 2018

Relazione

CINEMA, UN'ARTE SEMPRE IN TRASFORMAZIONE

Il cinema ha da sempre avuto un fascino che ha saputo fare leva sul pubblico e che continua a farlo andare avanti e progredire. Il cinema non è semplicemente immagini in movimento, ma una fuga dalla realtà, un'immersione in un luogo diverso ma uguale al nostro solito quotidiano, dove a volte i problemi della vita di tutti i giorni vengono esagerati per dare un effetto comico o drammatico, dove possiamo sentirci a casa in luoghi simili ai nostri, o completamente catapultati in ambienti nuovi che possono esistere soltanto nei sogni o nella nostra immaginazione.
Il documentario ha trattato un aspetto particolare legato a questa arte: l'innovazione, la sorpresa soprattutto. Fare cio' che è inaspettato con ogni nuova storia, lasciare il pubblico stupito, incuriosito, catturare la sua attenzione con qualcosa che non ha mai visto. Ogni volta, ogni film cerca di raccontare una storia in un modo del tutto nuovo per coinvolgere gli spettatori, incuriosendoli e interessandoli, utilizzando a suo favore le caratteristiche tipiche di questa arte: le sue capacità di astrarre ed esagerare e di coinvolgere.
Dai suoi inizi, nuovi e straordinari modi sono stati trovati per raggiungere lo scopo del coinvolgimento del pubblico in una storia: nuove tecniche, nuove idee, ma soprattutto, nuovi modi di presentare immagini, quello che sta al cuore di questa arte: storie raccontate attraverso immagini in modo inedito e interessante.
Secondo Aleksandr Sokurov, regista russo che ha contribuito fortemente a rinnovare e portare avanti questa tecnica: “Quando si cerca di comprendere i particolari e la complessità nascoste in una certa immagine e ci si accosta ad essa con maggiore attenzione, il regista ha raggiunto il suo scopo: portare lo spettatore all'interno della storia, conducendolo a vedere attraverso gli occhi del regista stesso''. Per Sokurov, il cinema è legato alle altre forme d'arte: le sue immagini sono piene di gusto e influenze pittoriche, presentandosi come oniriche e di forte impatto emotivo e drammatico. Il cinema, secondo il regista, deve sapere raccontare cio' che la storia non puo', come ad esempio, un amore totalizzante tra un figlio e una madre. Sokurov non è l'unico ad avere mai avuto queste idee riguardo all'arte cinematografica.
Inizialmente, questo modo di raccontare trattava soprattutto di eventi della vita comune, basti pensare ai primi film dei Lumiére dove venivano mostrati operai uscire dalle fabbriche o treni entrare in stazione. Oggi potrebbero essere viste come situazioni poco interessanti, elementi che siamo abituati a vedere ogni giorno, ma all'epoca il cinema era uno strumento del tutto nuovo, e questi semplici gesti quotidiani venivano ingigantiti e dotati di una loro magia che li faceva apparire come straordinari, e che continua ad esistere tutt'oggi.
Andando avanti nel tempo, i film si arricchirono di storie più complesse, e nuove trovate inaspettate vennero aggiunte nella narrazione, sia che dovessero divertire oppure fare rimanere il pubblico a bocca aperta. Famoso è l'elemento non-sense presente nel film comico di Stanlio e Ollio “Avventura a Vallechiara''. I film di questo tipo divertivano per la loro semplicità, con inquadrature a rettangolo ree in modo simmetrico, e insieme presenza di personaggi forti, con i protagonisti che compiono cio' che lo spettatore vorrebbe fare rimanendo comunque figure di persone comuni, di perdenti, e ingigantiscono situazioni attuali, creando un alone di tragedia intorno alla comicità; ma in questo film, dove i due trasportano un pesante pianoforte su un ponte pericolante, si decide di aggiungere un elemento in più, qualcosa di assolutamente inedito. I nostri eroi vengono cosi' attaccati da un gorilla uscito fuori dal nulla, un colpo di scena del tutto inaspettato che, rompendo l'atmosfera di tensione, attira l'attenzione degli spettatori e, inserito in un contesto assurdo e ridicolo, si rivela una forte fonte di comicità, forte dell'elemento improvviso e assurdo. E, secondo il documentario, il gorilla simboleggia appieno questa idea d'innovazione e d'inaspettato, portata avanti per secoli e sempre con nuove forme e nuovi mezzi:
Hollywood continua a proporre elementi inaspettati e visivamente interessanti nei suoi film, e altre opere nel resto del mondo vengono contagiate: in Venere Bionda, uno scimmione salito sul palco di un night club si rivela essere l'attrice Marlene Dietritch, illuminata dalle luci del palco e con un'inquadratura che si avvicina sempre di più al suo volto, mentre anni dopo Stanley Donen aggira e gioca con la censura attraverso l'utilizzo dello split-screen, in Indiscreto, facendo sembrare Cary Grant e Ingrid Bergman coricati nello stesso letto, mentre si telefonano dalle loro rispettive camere, sottolineando la vicinanza fra i due anche in luoghi diversi l'uno dall'altro.
Negli anni 90' e i primi anni duemila qualcosa cambia. Si cerca di fare quello che pochi hanno osato prima: catturare il pubblico non più con l'assurdità, ma con una dose di realtà mai vista. Cosi' iniziano ad arrivare documentari girati semplicemente o in modo amatoriale, con solo una telecamera e un narratore, come in Fharenheit 9/11, un film pensato per fare riflettere mostrando la reale incompetenza del potere di fronte a una cosi' grande tragedia attraverso l'utilizzo d'immagini di repertorio durante alcune conferenze del presidente Bush, oppure Essere e Avere, dove una semplice inquadratura fissa mostra una giornata qualunque in una scuola, mostrando lo sconforto e facendo immedesimare il pubblico con la figura dell'insegnante che sta per essere licenziato, creando una forme empatia grazie a uno stile semplice e un personaggio comune, un uomo di tutti i giorni.
Anche altri film all'infuori del non-fiction adottano questo stile. Si va dal film d'azione Bourne Supremacy fino a L'Assassino di Jesse James per mano del codardo Robert Ford, che usa una fotografia seppiata e immagini semplici ed efficaci senza forzature di stile o tecnologiche. I film sono vicini alla vita reale, sono diretti, riescono ad avvincere il pubblico puntando sulla verosimiglianza.
Ma artisti diversi prendono in mano questo concetto, cercando in esso cosa puo' essere nuovo ed originale per fare presa sugli spettatori. Iniziano nuovi esperimenti:
La Morte del signor Cazarescu o Mujer sin cabeza, cercano di puntare sulla psicologia dei personaggi mostrando la loro umanità attraverso intelligenti scelte di regia: nel primo film l'uso di luci verdi fluorescenti o una macchina a mano, inquadrando un uomo morente e le reazioni di due infermieri in un crescendo di triste partecipazione e dolore, o mostrando l'angoscia e l'isolamento nella vita di Veronica, una “donna senza testa'', dove la tristezza e la paura sono ormai esagerate all'inverosimile. La regia adesso punta a scaturire emozioni, attraverso luci, colori e suoni. Le scelte stilistiche diventano ben precise, i pochi movimenti di macchina e le inquadrature sono usati per sottolineare o suggerire intelligentemente particolari delle vicende, o comunicare alcuni ideali, come la dolly in Battaglia nel Cielo, che va a mostrare le gravi disuguaglianze sociali nel Messico, trattando la storia di un amore proibito fra due appartenenti a classi sociali agli antipodi, ovvero una ricca donna e il suo autista..
SI gioca con i dettagli e i campi, come nei film Zidane o Il piacere e l'amore, dove nel primo le inquadrature sono talmente vicine da isolare la figura del noto calciatore, sottolineandone la presenza quasi mitica e i suoi pensieri attraverso potenti teleobiettivi, creando forte immedesimazione e un effetto impressionistico, mentre nel secondo, l'inquadratura sfocata o solo di pochi dettagli ravvicinati danno un senso di forte angoscia, sottolineando l'infelicità del matrimonio.
Alla fine, i film assumono caratteristiche quasi di opere d'arte, diventano più astratti nel loro realismo, la loro semplicità, come nel film Memories of a Murder, è usata per creare tensione, straniamento. Gli stili dei registi diventano ancora più particolari, il reale è unito all'onirico e al sognante come in Old Boy, mostrando la violenza esagerata di una prigione in modo stilizzato, da fumetto, Mullholland Road di David Lycnh, un mago di Oz in tinte noir, che mostra il distacco fra la realtà vissuta da una giovane ragazza e il suo subconscio, popolato da sogni surreali e inquietanti, sempre più degenerati dal senso di colpa. La realtà si mescola al sogno, o all'incubo. I film angosciano, mostrano tematiche crude attraverso metafore visuali, come in Requiem for a Dream, angosciante viaggio nel mondo della droga girato con uno stile allucinante, opprimente, quasi claustrofobico, per mostrare la degenerazione legata all'uso eccessivo di certe sostanze, oppure trasportano in mondi nuovi, fantastici, pieni di magia ed elementi soprannaturali.
Un film puo' anche cambiare di punto in bianco, slittare fra generi diversi, cambiando tono, emozioni, inquadrature, come in Inception, film dove i sogni si vanno a incastrare l'uno nell'altro in un continuo turbine di colpi di scena, o Tropical Malady, che si trasforma di colpo da una storia sull'amicizia, con luci naturali, colori chiari e basato su semplici dialoghi, in un film sulla caccia e la fuga, dove in un panorama notturno fosco e misterioso, quasi fiabesco, un uomo entra in contatto con gli spiriti della terra, in cerca del migliore amico tramutato in una tigre.
Vengono create nuove tecnologie per raccontare meglio una storia e trasportare il pubblico in nuovi mondi, come Avatar di James Cameron, che crea un mondo nuovo mai visto prima, interamente digitale, riuscendo ad incorporare a creature fantastiche vere espressioni umane, riuscendo a fare immergere senza rendere troppo artefatti i suoi personaggi, in modo da riuscire a coinvolgere il pubblico in loro.
In sostanza, ogni autore tenta di portare qualcosa di proprio, di nuovo e personale all'interno di questa arte. Con il tempo, gli artisti sono riusciti a dare sfogo alle loro libertà creative, a dirigere secondo una loro propria visione, a giocare con i fondamenti del cinema, mischiandoli, smembrandoli e riassemblandoli a proprio piacimento, aggiungendo idee nuove, trattando tematiche mai trattate prima attraverso la manipolazione di inquadrature, dettagli, colori, suoni musiche, utilizzando le immagini in modo sveglio e metaforico, facendo uso di nuovi mezzi per condurre il pubblico ancora più dentro le loro creazioni, inquietandolo, meravigliandolo, stupendolo ogni volta che mette piede in sala.
Sokoruv è uno fra questi autori coraggiosi e inventivi, vogliosi di portare qualcosa di nuovo al pubblico in sala, e allo stesso tempo esprimere sé stessi e la propria visione. In Alle porte della Rivoluzione, Sokurov racconta gli ultimi giorni dell'aristocrazia russa e l'imminenza della morte e del massacro con un'unica, enorme, elaborata rotazione della telecamera in una stanza colma di cavalieri, spie, balli e presagi di morte e orrore. Insieme a lui troviamo Roy Andersson, con il suo Canzoni del Secondo piano. Un film che combina realtà e finzione, crudele ironia e surrealismo in modo del tutto spiazzante, andando a raccontare il grave tema sociale dell'infelicità e la pazzia della nostra società, immergendo il tutto in un'atmosfera assurda da giorno del giudizio, dove i simboli religiosi sono buttati in una discarica e dove milioni di uomini escono in massa dal nulla, sullo sfondo dell'idea di una colpa collettiva riportata in modo tragicomico, rifacendosi ai vecchi tempi delle comiche di Stanlio e Olio, con la loro esagerata e sottile satira sociale, i loro eroi-perdenti e i loro gorilla improvvisi, ma surreale come i film di Georges Méliès, anch'esso regista coraggioso, pronto a sperimentare con ogni mezzo e ogni immagine a sua disposizione. Per Andersson ogni inquadratura deve presentare la maestria e la potenza visiva di un quadro dipinto, colpendo ogni volta e in modo diverso la curiosità dello spettatore. Nessun fotogramma, per Andersson, deve essere indifferente. Tutto deve contribuire a proiettare un'idea, un messaggio, in un modo simile a un sogno, ma ricco di potenza visiva. Ed è cosi' che sempre più nuovi registi presentano i propri film, chi più e chi meno, dai maghi degli effetti speciali agli impressionisti con macchine da presa, dal realismo più crudo allo sperimentalismo più sfrenato.
Per alcuni potrebbe essere che il cinema sta perdendo le proprie basi, che stia degenerando. In realtà, ogni folle esperimento ha un solo fine comune, e la domanda che si fanno molti registi è come raccontare la propria storia, e in che modo. Come dice il documentario, viene sempre fatto un giro completo, e ogni regista torna sempre con il pensiero ai primi pionieri, che dai Lumière a Méliès si sono sempre posti la domanda: “Cosa succederà poi?''.


Alessandro Giuntini 5D